Molti anni di studio e d'insegnamento di canto hanno fatto sì che io sentissi il bisogno di scrivere sull'argomento. Il primo libro che troverete in questa pagina (LA VOCE, tecnica storia e consapevolezza del canto, EMMEBI EDIZIONI, Firenze 2011) fu pubblicato per la prima volta nel lontano 1986. Recentemente mi è stato chiesto di ripubblicarlo ma mi ci è voluto quasi un anno per rimetterlo in sesto. Così, lo considero praticamente come un libro nuovo. Della vecchia stesura rimangono solo un paio di capitoli, quello sulla storia del canto e quello sulla tecnica. Il resto è tutto nuovo e mi auguro che serva ai cantanti come guida precisa per individuare le possibilità e i limiti connessi al loro strumento.
Per motivi di distribuzione a questo libro, nel 2013, sono stati cambiati sia il titolo che la copertina. Adesso si chiama LA VOCE, tecnica del talento (ma è lo stesso libro…)
      
Il secondo libro (L'ANIMA NELLA VOCE, URRA-APOGEO, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2006) apparso una settimana prima che mia madre morisse, mi è molto caro. Qui mi sono allargata a una visione più interiore della voce. Rimane il mio libro più amato.
Se leggete l'intervista (che mi è stata fatta dal mio delizioso amico il Maestro Claudio Giombi) e che appare su questa pagina, vi potete fare un'idea.    

Appearing on this page are the two books I have written.They have been published in Italy. From time to time I get asked about a French or an English translation, but unfortunately there is none. I would enjoy doing the job myself but time really flies and the work always gets postponed. But one never knows... It could happen some day!

 

Sur cette page vous pourrez trouver les deux livres que j'ai écrit et qui ont été publiés en Italie. De temps en temps, quelqu'un me demande s'il y a une traduction en Français ou en Anglais. Malheureusement, ceci n'a jamais été fait. Et j'aurais même aimé faire le travail moi-même, mais le temps vole et je renvoie toujours! On ne sait jamais...

per andare al mio libro L'ANIMA NELLA VOCE:

http://www.urraonline.com/libri/9788850321919/scheda

per la versione Ebook di L'ANIMA NELLA VOCE:

http://www.bookrepublic.it/book/9788850311316-lanima-nella-voce

L'anima nella voce

il canto come meditazione attiva e crescita interiore

di Francoise Elizabeth Goddard

Intervista all'autrice

A cura di Claudio Giombi

In molti miei interventi ho cercato di spiegare che la voce usata da noi cantanti, spesso in modo sconsiderato, ha poteri ben al disopra delle nostre capacità cognitive. Sto leggendo l’interessante libro di Francoise Goddard
L’anima nella voce ed ho scoperto che l’autrice si è diplomata nella mia scuola ed io ero un suo professore esaminante.
Ho subito cercato di coinvolgerla per chiarire a me e a voi tutti il potenziale che abbiamo racchiuso nel nostro minuscolo e magico strumento: La laringe.

1) Come hai scoperto che nella voce è racchiuso un mondo segreto?

Francoise: Scoprire che la voce esprime molto più di quanto non pensassi è stata una consapevolezza che è cresciuta naturalmente insieme a me. Ho sempre notato che la mia voce seguiva come un riflesso i miei stati d'animo. Se stavo bene ed ero di buon umore, il suono fluiva naturalmente mentre se ero inversa, depressa o di malumore il suono diventava brutto o semplicemente si bloccava. Quando ho cominciato a praticare la meditazione - dopo un periodo assolutamente disastroso della mia vita in cui tutto sembrava essersi rovesciato, voce compresa - ho notato che il mio suono migliorava. Da lì a capire che potevo usare la mia voce come cartina di tornasole della mia volontà di miglioramento è stato un attimo.
Devo anche ringraziare il Maestro del mio gruppo di pratica Franco Visigalli che era un vero artista nel raccontare il mondo tramite l'analogia. "Tutto è riflesso di tutto" diceva quando coi suoi racconti ci trasportava nel meraviglioso mondo dei miti per spiegarci la vita. Frequentandolo, è stato naturale per me abituarmi a leggere dietro a ciò che ci circonda i segni per imparare a esprimere l'armonia.
E se io ho scelto la musica (anzi, potrei quasi dire che sia stata la musica a scegliermi...) come mezzo di espressione e di lavoro, questo significava automaticamente che nel mio percorso dovevo realizzare una musica e un'armonia interiori;e che la mia voce - visto che canto, scrivo le mie canzoni e insegno a cantare - dovesse riuscire a esprimerle. Altrimenti avrei semplicemente perso il punto.

2) Scrivi: “Quando cantiamo mettiamo in atto tre meccanismi: respiro, fonazione e canto”, io aggiungerei anche l’introspezione psicologica, quando dobbiamo sulla scena affrontare personaggi storici estremamente complessi.

Francoise: Certo che hai ragione, quando aggiungi l'introspezione psicologica verso i personaggi delle opere e vorrei anche ribadire che è fondamentale, ma la mia affermazione deriva probabilmente dal fatto che quando insegno divido sempre l'apprendimento in due momenti: un primo momento in cui ci si concentra esclusivamente sulla ricerca del proprio suono (in maniera, direi, quasi astratta) curandolo come se fosse un fiore raro e prezioso da far crescere; togliendo blocchi e convinzioni errate ecc... oltre a preparare fisicamente il corpo per il canto.
In un secondo momento (o anche semplicemente nella seconda parte della lezione), la percezione viene ribaltata e dal mondo interiore viene proiettata verso l'esterno. A questo punto, il suono viene immesso in una griglia interpretativa e chi canta deve trasformarsi nel mezzo psichicamente più fluido possibile per esprimere al meglio il brano scelto, canzone o aria che sia.
Ora bisogna anche raggiungere "l'altro", colui che fruirà di questo lavoro. E qui credo di differire un po' dagli altri insegnanti: non parlo mai di esibizione ma sempre di condivisione. Sembra una stupidata ma per me è stato fondamentale accorgermi di questo. Esibirsi implica anche l'idea del giudizio. Si viene giudicati e si diventa giudici, e così facendo si perde la possibilità di un contatto reale. La condivisione invece avvicina. La meditazione mi ha insegnato che "l'anima è una" e dunque, se riesco a vedere me stessa nell'altro (in questo caso io cantante e l'altro fruitore) e mi apro a lui, anche lui si aprirà a me. Se io lo amo anche lui sentirà lo stesso nei miei confronti. E ce la godremo tutt'e due...
Il risultato pratico è stato che ho totalmente perso la paura di cantare di fronte a un pubblico..

3) La respirazione. L’ho scoperta soltanto da vecchio praticando lo Yoga, nessun maestro è stato capace d’insegnarmela correttamente.

Francoise: Anche per me è stata un po’ la stessa cosa. I miei insegnanti, poveretti, ci hanno provato ma diciamo che io non potevo capire perché allora non possedevo alcuna coscienza vocale o psichica. Sono stati invece tutti gli anni che ho dedicato alla meditazione, alle lunghe ore passate di fronte a un fiore, a una candela o facendo qualche visualizzazione che mi hanno calmata, mi hanno consentito di eliminare a poco a poco l’ansia e mi hanno fatto entrare in contatto col mio respiro. Gradualmente ho cominciato a sentire gioia mentre respiravo e sempre più andavo a ricercare questa sensazione. La respirazione diaframmatica è arrivata spontaneamente e adattarla al canto non è stato poi così difficile.
Comunque, dalla mia esperienza d’insegnante, posso anche dirti che se l’allievo (ma posso parlare anche di me stessa…) è sereno e desidera entrare in contatto con chi gli sta di fronte capirà molto in fretta come gestire correttamente il proprio respiro.

4) In altra sede parlo del colore e del timbro d’una voce, tu come li consideri?

Francoise: Colore e timbro di una voce, uuuuuuh… che argomento!!! Qui c’è tantissimo da dire.
Tu sai che io sono un’appassionata del soul, delle ballads e del pop e che insegno quel tipo di vocalità. Per cui qualcuno potrebbe obbiettare che c’entri ben poco con la vocalità operistica. In realtà, penso che la tradizione operistica italiana rimanga imbattibile per quanto riguarda la classificazione delle voci e la qualità della tecnica che porta con se. Le mie due insegnanti, Claudia Nizza e Gabriella Rossi (che tu conosci), sono state per me i simboli viventi di questa tradizione e sono infinitamente grata a loro per avermi fatto studiare. Da loro ho imparato a capire quando il suono è a fuoco e a riconoscere con pochissimi indizi che tipo di voce ho di fronte a me. Inoltre mi hanno trasmesso quell’idea di cura quasi maniacale da mettere sull’emissione del suono. Per cui, anche se insegno una vocalità abbastanza diversa, mi attengo assolutamente a queste raffinate classificazioni. Se mai, è nell’uso dei risonatori, del volume e dell’espressione che le cose cambiano ma mai sul colore e sul timbro.
Ma credo di capire che la tua domanda fosse più diretta a quello che ho scritto nel mio libro e cioè il passaggio che riguarda le tessiture in cui racconto come ogni tipologia di voce porti con se delle potenzialità da sviluppare e un destino da affrontare. Questa parte del libro è stata quella che ha avuto più successo. Ognuno andava a vedere a che cosa corrispondeva la sua voce… Fondamentalmente però, è stata una cosa che mi ha aiutato in molte occasioni, quando mi trovavo davanti a delle voci che erano talmente “nascoste” o deformate che non riuscivo a metterle a fuoco. Facendomi raccontare i problemi, le aspettative e il modo di affrontare la vita trovavo dei punti di riferimento per andare alla ricerca della voce “giusta”.

5) Il passaggio di registro, argomento importante che finora ho trascurato
È un punto fondamentale per il cantante?

Francoise: I passaggi di registro nella voce sono per me un punto fondamentale. Bisogna rispettarli ed è come quando si impara a guidare la macchina e a cambiare le marce. Se non lo fai dopo un po’ la macchina si scassa e con la voce succede la stessa cosa. Nella musica leggera si può barare un po’ perché è possibile cantare con un volume più contenuto ma il canto operistico richiede invece un rispetto estremo vista la potenza muscolare che richiede e lo stress a cui sono sottoposte le corde vocali. I passaggi di una voce (non scassata) sono degli ottimi indicatori per capire in quale categoria metterla. Poi, l’importante è riuscire a smussarli e renderli impercettibili per chi ascolta.
Anche qui si possono trovare delle corrispondenze: spesso ci troviamo più a nostro agio a cantare in un registro piuttosto che in un altro (fermo restando che la voce non sia deformata), il che può indicare il nostro punto di partenza nella costruzione della tastiera vocale. Io, per esempio, ho una voce piuttosto scura e mi trovavo bene a cantare nel registro basso mentre le mie insegnanti tentavano disperatamente e per prima cosa di sviluppare i miei acuti. Il che è corretto da un punto di vista operistico ma che non funzionava per me! Finché non ho messo a posto il registro di petto non ho cavato un ragno da un buco e solo dopo sono riuscita a sistemare il registro medio e quello acuto.
I registri ci parlano anche del nostro modo di relazionarci con la materia e lo spirito: una persona con un io fortemente attratto dalla materia ne subisce la forza di gravità e il suo timbro tenderà a scurirsi mentre chi è molto spirituale tenderà ad alleggerire il timbro. La soluzione sta ovviamente nel riuscire a mantenere la presenza dei due aspetti sia in un senso che nell’altro. Se l’esperienza karmica richiede un affondo nella materia, questa deve essere rispettata ma mantenendo o sviluppando gli aspetti spirituali altrimenti il suono si incupisce o s’ingola. Viceversa, l’esperienza spirituale richiede di tenere in conto che viviamo nella materia, diversamente la voce diventa troppo sottile o prende dei toni queruli.

6) Molto interessante quando parli delle armoniche interiori. Cosa puoi dirci brevemente?
Francoise: “Le armoniche interiori” è il titolo di uno dei capitoli del mio libro. Come avrai notato ho alternato i capitoli dedicati alla voce a quelli in cui raccontavo le mie esperienze personali. Questo capitolo in particolare è dedicato a una serie di cose che mi sono capitate e a delle considerazioni più generali. Il titolo mi piaceva e mi sembrava che spiegasse bene il fatto di quanto fosse importante illuminare il proprio pensiero. Scrivendo di esperienze o pensieri che considero importanti nella mia vita (sogni, incontri, percezioni, ecc…) li ho fatti uscire dal mio magma mentale e li ho resi obbiettivi. Da un lato me ne sono liberata e dall’altro i segni che avevano formato nella mia psiche si sono potuti trasferire nel suono della mia voce. Anche qui vale il discorso delle analogie: se possiedo una vita interiore complessa, questa deve essere leggibile anche nella mia voce. Liberando il pensiero, mi si sono attivati dei risonatori di cui non avevo mai avuto coscienza prima e la mia voce ne ha guadagnato.

7) Cosa intendi per IL CANTO DELL’ANIMA?

Il canto dell’anima” è il capitolo che mi è venuto più spontaneo scrivere e forse è anche stato quello che ho amato di più. Qui sono andata alla ricerca delle divinità che si celano dietro al nostro canto. Normalmente siamo molto complessi e rispondiamo all’influenza di molte forze (anche contrastanti) che agiscono su di noi, ma a volte è possibile individuare in una persona un’energia più libera che la distingue in modo particolare. Questo mi capita a volte con i miei allievi quando, ad un tratto, sotto lo sforzo della concentrazione, perdono le loro caratteristiche quotidiane per assumere una nuova “identità” connessa a loro io profondo. Loro non se ne rendono neanche conto, ma per me è stupefacente accorgermi della loro trasformazione. In quel momento, non ho davanti a me il solito allievo un po’ rimbambito ma un essere adulto totalmente in linea con la sua parte divina. La cosa dura pochi attimi ma ormai l’ho colta e so dove andare a parare…
Siccome sono molto legata alla mitologia greco-romana, generalmente le mie percezioni prendono questa forma. Per riuscire a spiegare questo fatto ho quindi scelto alcuni cantanti (fra quelli che preferisco) le cui caratteristiche più profonde sono salite in superficie e modellato la loro voce. Ne è venuto fuori un percorso interessante.

8) Veggente e Artista cosa hanno in comune?

Francoise: Veggente e Artista rappresentano due modi diversi di leggere i segni. Sono simili per sensibilità ma divergono nel linguaggio che usano. Normalmente io penso al veggente come a un individuo che possiede una capacità percettiva particolare e che riesce a leggere i segni nascosti nel mondo raccontandoli poi in una forma simbolica. Anche l’artista percepisce, grazie alla sua sensibilità, i segni celati sotto la superficie e li trasforma descrivendoli al mondo tramite il proprio linguaggio. Entrambi colgono il profondo e lo portano in superficie. Sono dei ricercatori di pietre preziose, di diamanti nascosti, di radici rare e di conchiglie dalle forme strane.
Si usa dare al veggente una coscienza maggiore che non all’artista che a sua volta possiede un’espressione esteticamente più raffinata. Ma direi che queste due figure si fondono nel percorso evolutivo diventando una sola: più il veggente affina le proprie percezioni, più le sue descrizioni diventano magiche e poetiche; e, allo stesso modo, più l’artista elabora la propria arte, più la sua espressione acquisterà profondità e verità.

9) Ho scritto un post su L’ATTIMO FUGGENTE e tu ci dedichi un capitolo del tuo libro, cosa intendi dire?

Francoise: Non mi ricordavo di questa mia apologia al buon umore ma il mio “attimo sfuggente” è collegato alla capacità di riuscire in un attimo a estraniarsi dalla situazione e di vederne il lato comico. Può sembrare assurdo parlare di “humour” in un libro dedicato alla voce ma è un talento che bisognerebbe assolutamente sviluppare. Normalmente abbiamo delle personalità altamente melodrammatiche e la nostra attenzione si fissa morbosamente sul grande dramma della vita. Diventiamo tesi e cupi in un mezzo secondo (lo so bene…) mentre spostarci nell’altro senso è molto più difficile. Questa cosa si riflette anche sul nostro modo di cantare e particolarmente sui passaggi della voce che riflettono questa rigidità diventando più delle barriere che non delle aperture. L’elasticità mentale collegata al “sense of humour” crea l’effetto opposto donando fluidità al suono.
L’attimo sfuggente è anche la capacità di percepire il presente come momento aperto a qualsiasi possibilità. Con lo humour mi estraneo eppure rimango ancora imbrigliata alla situazione (anche se è un primo passo verso la liberazione). Ma se riesco a vivere il presente e basta, tutto può accadere…

10) Un Maestro di Canto, spesso non è un Maestro di Vita, perché?

Francoise: Qui mi chiedi una cosa a cui non saprei assolutamente risponderti. Il simile atttrae il simile e sicuramente esistono degli allievi che cercano degli insegnanti così. E così li trovano. Si tratta del loro destino. Poi, quando avranno fatto il pieno di banalità e se ne avranno ancora voglia, cercheranno qualcosa di meglio. Peccato che a farne le spese sia nel frattempo la musica!?

11) Quanto ti ha aiutato e ti aiuta a vivere bene l’aspetto delle discipline che ti sei posta?

Francoise: Ti ringrazio per questa domanda.
Sono debitrice alle Muse e ad Apollo per avermi accolto nel loro regno. Se non avessi potuto proiettare tutte le mie ansie e i miei disagi sulla musica, la mia vita sarebbe potuta finire in maniera molto più disastrosa. In fondo, sono una figlia degli anni Settanta e in quegli anni girava molta droga e molta stupidità. Se la musica non avesse agito da catalizzatore per la mia energia, chissà dove sarei andata a ficcarmi, sicuramente in qualche pasticcio…
Per ciò che riguarda il mio percorso “spirituale”, anche qui devo ringraziare la mia buona stella. Tutto ciò che mi è capitato (anche se a volte è stato un po’ pesante..) è arrivato al momento giusto: qualsiasi “affondo” nella materia è sempre stato compensato da uno slancio altrettanto forte verso lo Spirito e c’erano sempre le persone giuste al momento giusto ad aiutarmi: Lama Gandchen che mi ha iniziato alla vita interiore, il mio gruppo di meditazione che mi ha spalancato nuovi orizzonti di conoscenza, tutti i Maestri di cui ho letto i libri e da cui ho tratto consiglio ma soprattutto Carlos Castaneda che mi ha regalato il dono astratto della libertà.
Oggi sono particolarmente interessata all’ampliamento della percezione tramite l’uso del sogno; e pratico la Tensegrità e la ricapitolazione che i castanediani ben conoscono. Un paio di anni fa, avevo deciso di appendere la voce e la chitarra al chiodo ma stranamente, nel momento in cui l’ho voluto fare, qualcuno si è opposto proponendomi di produrre alcune delle mie canzoni. Questo ha significato per me che il discorso non era ancora chiuso e che c’era un ulteriore passo da sperimentare: unire dentro di me il veggente e l’artista. Quando l’avevo scritto non pensavo riguardasse anche me…
Grazie a Francoise Goddard, per la generosità delle sue risposte che senz’altro contribuiscono a farci capire meglio, le ragioni del dono che abbiamo ricevuto con la Voce.